Speciale elezioni amministrative 2011
 
Speciale elezioni amministrative 2011
 
Roma, 12 apr - (Giornale delle Regioni) -  Nuova tornata elettorale per più di 13 milioni di italiani. Domenica 15 e lunedì 16 maggio andranno al voto per la scelta di sindaci e consiglieri comunali oltre 1.300 comuni, fra i quali undici con una popolazione superiore ai 100 mila abitanti: Milano, Torino, Novara, Trieste, Bologna, Ravenna, Rimini, Latina, Napoli, Salerno, Cagliari. Ne contano poco meno di 100 mila Arezzo, Barletta e Catanzaro. Si voterà anche per il rinnovo di undici amministrazioni provinciali: Mantova, Pavia, Vercelli, Treviso, Trieste, Gorizia, Ravenna, Macerata, Lucca, Campobasso, Reggio Calabria.

Le regioni con più comuni al voto sono: Lombardia (236), Campania (149), Piemonte (147), Lazio (108), Sardegna (96), Calabria (96), Abruzzo (76) e Veneto (75 comuni). L’unica regione in cui non sono indette le elezioni è il Trentino Alto Adige, mentre in Valle d’Aosta si voterà nel solo comune di Ayas. In questa tornata andranno al voto anche 185 comuni in amministrazione straordinaria o commissariati, per vari motivi: la maggior parte sono situati in Campania (36), Lombardia (27), Calabria (20), Piemonte (16). Le liste dovranno essere presentate venerdì 15 aprile, dalle ore 8 alle 20, e sabato 16, dalle 8 alle 12.

Voto posticipato per la Sicilia: la giunta presieduta da Raffaele Lombardo ha deciso che nella regione si voterà il 29 e 30 maggio, con eventuali ballottaggi il 12 e 13 giugno, così da far coincidere la consultazione con le date dei referendum. La presentazione delle liste dovrà avvenire tra il 29 aprile e il 4 maggio.
 
 
Le sfide simbolo in quattro capoluoghi di regione
 
Roma, 31 mar - (Giornale delle Regioni) - Occhi puntati su quattro grandi città capoluogo: Milano, Torino, Bologna e Napoli saranno infatti le protagoniste delle sfide più importanti per la poltrona di sindaco.

A Milano il sindaco uscente di centrodestra, Letizia Moratti, protagonista (nel bene e nel male) del progetto dell’Expo 2015, dovrà vedersela con il candidato del centrosinistra uscito vincente dalle primarie: Giuliano Pisapia. L’avvocato può contare sul sostegno di Pd, Sel, Idv, Fds, socialisti, verdi e radicali: una candidatura ampiamente condivisa, dunque, che fa ben sperare il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, il quale scommette su una vittoria “tranquilla” nel capoluogo lombardo. Poche chance per il candidato del Terzo polo, il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmieri, passato dal Pdl a Fli, e anche per il candidato della Destra di Francesco Storace: Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979.

A Torino, città governata dal centrosinistra dal 1993, il Pdl tenta il colpo grosso schierando Michele Coppola, 37 anni, assessore regionale alla Cultura nella giunta di Roberto Cota. Lo sfidante è un agguerrito Piero Fassino, uscito vincente dalle primarie: l’ex segretario dei Ds spera nel passaggio di testimone dall’attuale primo cittadino Sergio Chiamparino. Il Terzo polo ha scelto invece Alberto Musy, avvocato e docente di diritto, che ha potuto contare sulla "benedizione" dei tre leader Fini, Casini e Rutelli. La Federazione della sinistra schiera l'ex consigliere regionale Juri Bussuto, mentre l'ingegnere ed esperto di Internet Vittorio Bertola è il prescelto dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.
 


Folla di candidati per il comune di Napoli, dove la campagna elettorale è già entrata nel vivo. Il Pdl candida l’ex numero uno degli industriali partenopei, Gianni Lettieri, che nei giorni scorsi ha presentato il suo asso nella manica: il calciatore Fabio Cannavaro, che in caso di vittoria entrerà nella giunta per occuparsi, neanche a dirlo, di sport e giovani. Sul fronte opposto, Pd e Sel hanno scelto il prefetto Mario Morcone, responsabile dell’agenzia nazionale per i beni confiscati alle mafie, dopo che le primarie erano state sostanzialmente invalidate a causa di presunte irregolarità e il vincitore, l’eurodeputato Andrea Cozzolino, aveva fatto un passo indietro. Arriva da Strasburgo anche l’ex pm Luigi De Magistris, candidato dall’Idv, mentre l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella corre con i suoi Popolari per il Sud. A contendere voti per la poltrona che oggi è di Rosa Russo Iervolino ci sono anche il rettore dell’università di Salerno, Raimondo Pasquino, sostenuto dal Terzo polo, e Roberto Fico, già candidato alle regionali con il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.

Situazione ancora incerta a Bologna, dove la scelta del candidato di centrodestra si è rivelata più complicata del previsto. La Lega di Umberto Bossi, infatti, rivendica la candidatura sotto le due Torri e ha incoronato Manes Bernardini, già consigliere regionale. Nel Pdl le posizioni sono diversificate: c’è chi è tentato di sostenere il leghista e chi invece punterebbe più volentieri sul candidato civico del Terzo polo, l’imprenditore Stefano Aldovrandi, sponsorizzato dall’ex sindaco Giorgio Guazzaloca. Una decisione potrebbe arrivare in settimana, come annunciato dal ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Il candidato del centrosinistra, invece, è Virginio Merola, già presidente del consiglio provinciale, uscito vincente dalle primarie del Pd. Fra gli altri candidati vi sono Massimo Bugani, per il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, e il candidato civico Angelo Maria Carcano, avvocato che ha fatto parlare di sé per aver presentato come capolista Cinzia Cracchi, la donna al centro dello scandalo che ha portato alle dimissioni dell'ex sindaco Flavio Delbono.
 


 
Ridotto del 20 per cento il numero di consiglieri e assessori
 
Roma, 31 mar - (Giornale delle Regioni) - A partire da queste consultazioni saranno operative le nuove norme in materia di contenimento delle spese degli enti locali, che prevedono la graduale riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori, comunali e provinciali. Le riduzioni apportate sono del 20 per cento. Nei comuni con popolazione superiore a un milione di abitanti, i consiglieri comunali da 60 passeranno a 48, fatte salve per questo caso specifico le modifiche apportate in sede di conversione del decreto Mille proroghe.

Nei comuni con più di 500 mila abitanti, i consiglieri passano da 50 a 40; in quelli con più di 250 mila abitanti, da 46 a 36; in quelli con popolazione superiore a 100 mila abitanti o capoluoghi di provincia, da 40 a 32, e così via. Per le giunte il tetto massimo è di 15 componenti, più il sindaco. Per quanto riguarda le province, in quelle con più di un milione e 400 mila abitanti, il numero dei consiglieri passa da 45 a 36, in quelle con più di 700 mila abitanti da 36 a 28, e infine in quelle con popolazione superiore ai 300 mila abitanti da 30 a 24.
 
 
Il sistema elettorale nei comuni
 
Roma, 31 mar - (Giornale delle Regioni) - Nei comuni con più di quindicimila abitanti si vota con il sistema maggioritario a doppio turno. Al primo turno, l’elettore riceverà un’unica scheda con il nome dei candidati sindaco, affiancati dai simboli delle liste ad essi collegati. Si vota per il sindaco facendo un segno sul nome di uno dei candidati. Si vota per il consiglio facendo un segno su uno dei simboli delle liste collegate ai candidati sindaco. Accanto al simbolo della lista c'è uno spazio bianco dove si può scrivere il nome di uno dei candidati della lista prescelta (voto di preferenza, non obbligatorio). È possibile votare solo il nome di un candidato sindaco, senza esprimere voti per le liste. Se si fa un segno su un simbolo di lista ma non su un candidato sindaco, il voto viene esteso automaticamente al candidato sindaco collegato a quella lista. È possibile votare per una lista diversa da quelle collegate al candidato sindaco prescelto (il cosiddetto voto disgiunto).    
 
Il sistema elettorale nelle province
 
Roma, 31 mar - (Giornale delle Regioni) - Per la scelta del presidente della provincia si vota con il sistema maggioritario: chi ottiene oltre il 50 per cento dei voti risulta subito eletto. Ogni candidato alla presidenza è collegato con uno o più gruppi di candidati al consiglio provinciale. Se nessun candidato ottiene più del 50 per cento dei voti, i due più votati vanno al ballottaggio due settimane dopo. All'eventuale ballottaggio risulta eletto il candidato con più voti.

Per i consiglieri provinciali si usa un sistema uninominale corretto: la provincia è divisa in diversi collegi e in ogni collegio ciascun gruppo presenta un solo candidato che può collegarsi con candidati del suo gruppo in altri collegi o raggrupparsi in alleanze di diversi gruppi per sostenere un candidato alla presidenza. I seggi si attribuiscono con un complesso sistema di quozienti, calcolato sulla base dei voti complessivi ottenuti da ciascun gruppo di candidati. I gruppi di candidati collegati al presidente risultato eletto ha diritto almeno al 60 per cento dei seggi in consiglio.