Federalismo fiscale: l’intesa fra regioni e governo
 

Federalismo fiscale: l’intesa fra regioni e governo
 
Roma, 17 dic - (Giornale delle Regioni) -  Dopo oltre due mesi di rinvii e mancati pareri, il 16 dicembre, regioni e governo hanno raggiunto l’intesa sul federalismo fiscale in sede di Conferenza unificata. L’esecutivo ha accolto le proposte dei governatori, e in particolare i tre punti “caldi” su cui si è concentrato il dibattito nelle ultime settimane: il finanziamento del trasporto pubblico locale per il 2011, la fiscalizzazione di questo a partire dal 2012 e la revisione dei tagli dei trasferimenti statali previsti nella manovra di luglio.
 
I rapporti fra le due parti avevano cominciato a incrinarsi proprio a seguito della decisione governativa di tagliare quattro miliardi e mezzo di euro di risorse. Le regioni - ad eccezione di Piemonte e Veneto - hanno sempre subordinato l’espressione del parere congiunto sul federalismo in Conferenza unificata alle modifiche alla manovra estiva, e soprattutto al ripristino di fondi per il trasporto pubblico locale.
 
I governatori, infatti, avevano annunciato aumenti delle tariffe fino al 30 per cento e riduzione dei servizi fino al 15 per cento come conseguenza dei tagli al settore. La frattura si è parzialmente ricomposta dopo gli incontri politici dei giorni scorsi fra la delegazione delle regioni e i ministri Fitto, Calderoli, Tremonti e Bossi. La Conferenza unificata di ieri ha sancito infine l’accordo sulle proposte emendative, che sono state accolte dal governo, in un clima di generale soddisfazione.
 

Autostrade italiane

 

 

Il trasporto pubblico locale
 

L'accordo politico sul federalismo è racchiuso in un testo di due pagine suddiviso in sette punti. Innanzitutto, per il trasporto pubblico locale il governo “si impegna ad assicurare, in aggiunta ai 425 milioni di euro previsti dalla Legge di stabilità, ulteriore 75 milioni per l'anno 2011”. Per il 2012 si applicherà invece il cosiddetto Lodo Colozzi sulla fiscalizzazione del trasporto pubblico locale su ferro, attraverso il ripristino della compartecipazione delle regioni all’accisa sui carburanti. Il governo si impegna inoltre a rivedere i tagli dei trasferimenti suscettibili di fiscalizzazione per il 2012, ma soltanto per le amministrazioni che rispetteranno il Patto di stabilità interno.

 

I trasferimenti statali alle regioni

 

A fronte del “completo adempimento da parte delle regioni a quanto stabilito in materia di fondo sociale europeo con l'accordo del 12 febbraio 2009 e con l'intesa sancita l'8 aprile 2009”, il governo si impegna anche a reintegrare i trasferimenti alle regioni per un importo di 420 milioni di euro per l'anno 2011”. Queste spese vengono escluse dal Patto di stabilità interno per l’anno prossimo. In cambio le regioni si impegnano a contrastare il fenomeno dei cosiddetti falsi invalidi, “al fine di qualificare la spesa pubblica”, a partecipare attivamente alla lotta contro l'evasione fiscale e a garantire la Cassa integrazione straordinaria sulla parte di loro competenza.

   
 
Il rispetto del Patto di stabilità interno
 
Attraverso una proposta di modifica alla Legge di stabilità, vengono stabiliti alcuni criteri per definire le regioni adempienti o meno al Patto di stabilità interno. Tali parametri sono: impegnare spese correnti, al netto delle spese di sanità, in misura non superiore all'importo annuale minimo dei corrispondenti impegni effettuati nell'ultimo triennio; non ricorrere all'indebitamento per gli investimenti; non procedere alle assunzioni di personale a qualsiasi titolo, inclusi i rapporti di collaborazione continuata, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. Ed è vietato stipulare contratti di servizio che si configurino “come elusivi di questa disposizione”. Dal canto loro, le regioni devono definire “criteri di virtuosità e modalità operative”.
   
 
I limiti alle nuove assunzioni
 

Il documento, poi, precisa che il taglio del 50 per cento della spesa per i precari previsto dalla manovra estiva “non riguarda il personale sanitario”: le vigenti disposizioni limitative delle assunzioni non si applicano cioè agli enti del servizio sanitario nazionale, che non sono interessate dai piani di rientro. La manovra stabilisce per amministrazioni dello Stato (esclusi corpi di polizia, vigili del fuoco e università), agenzie fiscali ed enti pubblici non economici il limite del 20 per cento del turnover nel 2011-2013, del 50 per cento nel 2014, del 100 per cento nel 2015. Per le assunzioni di personale a tempo determinato è poi previsto un limite pari al 50 per cento della spesa del 2009. Nel 2013 dall’insieme di queste misure deriva un risparmio di spesa netta di 184 milioni.

 

La riprogrammazione dei fondi Fas

 

Per quanto riguarda la delibera Cipe di riprogrammazione dei fondi Fas e comunitari, varata il 26 novembre scorso, la Conferenza delle regioni ha consegnato un documento approvato all'unanimità in cui sono proposte una serie di modifiche significative. Si propone, in particolare, che eventuali fondi non spesi in tempo o destinati a progetti non eseguiti possano servire per fare cassa invece di essere indirizzati a progetti nuovi o rielaborati. 

   
 
Cosa cambia per le province    
     

Anche le province si dichiarano soddisfatte dell’accordo sottoscritto ieri in conferenza Unificata. “L'intesa segna una svolta decisiva nel percorso di attuazione del federalismo fiscale - ha detto il presidente Giuseppe Castiglione -. Non possiamo che essere soddisfatti, perché le nostre proposte sono state accolte e grazie alle modifiche introdotte, il sistema tributario previsto per le province potrà assicurare davvero la semplificazione dei tributi, la cancellazione della finanza derivata, la piena autonomia delle province, favorendo anche il contrasto all'evasione fiscale”.

 

Oltre ai tributi sulla gomma (Rca e Ipt), le province beneficeranno di una quota di compartecipazione all'Irpef. Questo consentirà di semplificare il sistema tributario, con l'eliminazione dell'addizionale sull'energia elettrica, assicurando allo stesso tempo la copertura delle risorse fino ad oggi derivate dai trasferimenti nazionali. Cancellata anche tutta la finanza derivata regionale, con la compartecipazione al bollo auto. In caso di incapienza del gettito relativo al bollo auto, l'Upi ha ottenuto dalle regioni l'assicurazione della compartecipazione a un altro tributo regionale. Alle Province è inoltre assicurato il controllo delle banche dati relative ai tributi Rca e Ipt.

 

Infine, l'Unione delle province ha chiesto e ottenuto l'introduzione di un sistema di regolamentazione del tributo Ipt, attraverso cui le tariffe dei tributi saranno modulate a seconda del livello di inquinamento della macchina cui si applicano. Resta aperto il nodo della fiscalizzazione dei trasferimenti in conto capitale dallo Stato e dalle regioni, che per le province ammonta a 1,5 miliardi di euro. L'associazione presenterà su questo tema proposte di emendamento in parlamento.

   
     
L’armonizzazione dei bilanci    
     

Un altro tassello della riforma federalista è stato messo dal Consiglio dei ministri che il 17 dicembre ha approvato, su proposta dei ministri Tremonti, Bossi, Calderoli e Fitto, lo schema di decreto legislativo che armonizza i sistemi contabili e i bilanci delle regioni, delle province e degli enti locali. Si tratta di un passo in avanti verso l’attuazione del federalismo fiscale, per il quale è prevista una realizzazione sperimentale per due esercizi finanziari prima di andare a regime. Nel provvedimento sono delineati anche particolari aspetti legati alla contabilità sanitaria e finalizzati alla trasparenza dei conti del settore e alla responsabilizzazione degli enti. Il decreto dovrà ricevere il parere della Conferenza unificata, della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale e delle altre commissioni parlamentari di merito.

 

I commenti dei governatori

 

“In un quadro di insostenibilità della manovra c'è un passo avanti – ha commentato il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani - abbiamo evitato una situazione gravissima, in particolare sul trasporto pubblico locale, ma siamo solo all'inizio del percorso. La strada sarà impegnativa e richiederà risposte concrete e puntuali”. Compiacimento è stato espresso dall’assessore al Bilancio della Lombardia, Romano Colozzi, autore della proposta di fiscalizzazione del trasporto locale (che nelle ultime settimane era stata ribattezzata proprio “Lodo Colozzi”). Le misure approvate, osserva l’assessore, “consentono di risolvere il problema del federalismo fiscale, ma anche di andare nella direzione di rendere più sostenibile una politica del rigore che rimane, ma con quei margini di flessibilità necessari a non farne ricadere tutto il peso sui servizi e quindi sui cittadini”.

 

“Abbiamo ottenuto quello che abbiamo sempre chiesto – ha dichiarato la presidente del Lazio, Renata Polverini - il collegamento tra la manovra e il federalismo fiscale e la garanzia delle risorse per il trasporto pubblico locale”. Il presidente del Piemonte, Roberto Cota, ha definito l’intesa “un fatto epocale” e ha ringraziato in modo particolare il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, per il lavoro di mediazione svolto. “Una giornata positiva a coronamento di un semestre di grande impegno - ha affermato il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni -. Abbiamo fatto bene a tenere duro e a non deflettere mai dalla difesa delle nostre ragioni e anche dalla volontà di dialogo con il governo”. Per il presidente della regione Campania, Stefano Caldoro, “gli accordi sul federalismo e l'intesa sulla legge di stabilità dimostrano l'attenzione del governo, come è avvenuto anche per il Piano sud, verso le regioni. Un significativo passo in avanti compiuto in un momento di difficoltà”. “Ancora più meritevole - aggiunge Caldoro - è il ruolo svolto dalle regioni che, anche in questa occasione, hanno dimostrato un forte senso di responsabilità pur vivendo in prima linea le difficoltà del contesto economico europeo e del nostro Paese”.

 

Anche Sergio Chiamparino, presidente dell’Associazione dei comuni italiani (Anci), saluta positivamente l’accordo fra governo e regioni, “anche se esso si inserisce in un contesto pesante per le autonomie locali, alle prese con gravi difficoltà di bilancio, che costringeranno alla riduzione dei servizi e delle prestazioni rese ai cittadini”. Secondo il sindaco di Torino, restano comunque da verificare la questione della perequazione e quella della fiscalizzazione dei trasferimenti delle regioni ai comuni che, nella formulazione attuale, appare come un obiettivo ancora lontano.